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14.03.2016

IusOnDemand e gli opendata

Da anni usiamo open data e data pubblici. E' giunto il momento di fare un quadro.

In Italia non c'e' una specializzazione per gli open data. Al massimo ci sono data analyst.

E' giunto il momento quindi di descrivere le competenze e le attivita' svolte fino ad oggi.

La raccolta di dati e' iniziata nel 1999. Allora non c'erano open data, c'era solo voglia di fare. Oggi integriamo la raccolta di dati con l'uso degli stessi.

Vediamo in sintesi cosa ha fatto IusOnDemand:

  • 1999: nasce IusSeek.com, motore di ricerca che indicizza il web aperto e giuridico. Nel 2016 il primo convegno del Cnr in materia
  • 2001: nasce RicercaGiuridica.com e indicizza le Gazzette Ufficiali creando metadati ad uso interno
  • 2007: RicercaGiuridica.com indicizza il sito della Cassazione
  • 2009: nasce Gloxa.eu, aggregando i contenuti da twitter su base personale e degli hashtag
  • 2009: nasce LegalGeek.eu per analizzare con criteri concorrenti i testi contrattuali online in 4  lingue.
  • 2013: nasce Amministrativo.it che indicizza, tagga e valorizza gli enti di interesse pubblico
  • 2014: nasce l'analisi dei documenti giurisprudenziali su criteri di legal design e formazione forense
  • 2015; RicercaGiuridica.com aggiunge una sezione dedicata ai Parlamenti
  • 2016: Gloxa utilizza opendata a e dati da altre fonti per "dare senso" a banche dati di notevoli dimensioni

Che "senso" ha lavorare con gli open data ?

Ha il senso di avvicinarsi agli utenti. Una volta che si sa quali dati si hanno, quali mancano, e quali tecniche sviluppare, si rimette tutto in discussione partendo dalla fine: cosa serve agli utenti.

E' una prospettiva importante, anche se prendiamo atto che al momento ci sono amministrazioni che sovvenzionano chi indica quanti minuti aspettare un mezzo pubblico alla fermata dell'autobus.

Nel frattempo IBM ha sviluppato un sistema notevole per analizzare qualsiasi dato: piu' sono e meglio e'. Un esempio ? Analizzare i dati di spesa aziendali per capire quali viaggi costano di piu' e quali di meno.

Mi viene in mente un informatico che conobbi piu' di 25 anni fa, che introdusse uno strumento autosviluppato in azienda per controllare i costi: il risultato fu mobbing e perse salute e posto di lavoro perche' riduceva i benefit.

Quando mi chiedono perche' non parlo di open data penso a questo mondo e ai problemi culturali che la trasparenza porta con se'. Qualcosa che in questi giorni Lawrence Lessig evidenzia segnalando che se gli open data aperti e distribuiti non sono grezzi ma risultato di una prima analisi, possono dare risultati fuorvianti. Verissimo.

Per questo l'approccio attuale e' limitato a obiettivi concreti per utenti determinati. Il rapporto con i clienti e' fondamentale. Se vogliono i dati veri, e non analisi di dati nati in contesti sconosciuti, il rapporto diventa immediatamente proficuo, altrimenti la collaborazione non procede.

Per questo e' tanto difficile lavorare sugli open data. A determinate condizioni vale eccome il detto "nemo profeta in patria".

Sta cambiando qualcosa ? Aumentano le occasioni.

Nel frattempo si noti che Amministrativo.it e' un gioiello di complessita' nonostante l'apparente semplicita'.

Indicizza dati aggregati, non aggregati, li valorizza, e elabora ulteriori tabelle di valutazione sulla base sia dei dati che degli utenti che consultano questi dati, producendo risultati dipendenti da essi e indipendenti e comparabili con gli altri.

Un primo risultato e' aver scoperto che tra le Regioni italiane le piu' attive ed efficaci sul territorio sono il Molise e la Basilicata; nel settore degli Ordini degli Avvocati quelli di Agrigento e Modena.

Si noti: non sono intuizioni. Sono misurazioni. E oltre alle misurazioni riusciamo anche ad intercettare i trend in tempo reale, partendo sempre da dati non ancora organizzati.

E' una attivita' di frontiera, dove in Italia si fatica ad investire con denaro. Ma e' estremamente utile e gratificante per tutti coloro che lavorano ogni giorno con grande impegno.


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